Le Dimensioni del Pene

Una domanda che mi sento rivolgere spesso durante la mia pratica clinica nel campo Andrologico è sulle dimensioni del pene. La domanda mi viene rivolta spesso da adolescenti, a questa età è facile sentirsi disinformati e la “rete” spesso non fornisce risposte corrette.

Ho quindi deciso di fornire una risposta scientifica.

Mi baso per la risposta su un lavoro ben fatto dei colleghi britannici David Veale, Sarah Miles, Sally Bramley, Gordon Muir, John Hodsoll del King’s College London, pubblicato nel 2015 sul British Journal of Urology International

Hanno adottato una metodologia  scientifica e utilizzato un criterio riproducibile per valutare le dimensioni maschili ( hanno dovuto pensare a come misurare l’organo: in erezione, flaccido, in stretching? A temperatura ambiente, da proni, da supini?)

I colleghi hanno creato uno standard condiviso e riproducibile.

le misure medie sono risultate

IN EREZIONE  (eccitamento)    lunghezza 13,12 centimetri     

                                                           circonferenza 11,66 centimetri.

A RIPOSO  (stato di flaccidità)    lunghezza 9,16 centimetri

                                                            circonferenza  9,31 centimetri .

 
Queste importanti misure di riferimento sono state calcolate analizzando oltre 15mila peni in tutto il mondo, è la prima volta nella storia dell’andrologia che le analisi comprendono dati tanto completi.

I dati analizzati dagli autori di questo fondamentale lavoro,  sono stati ricavati da 17 diversi studi scientifici su misurazioni delle dimensioni del pene effettuate da operatori professionisti (per la quasi totalità esperti Andrologi).

Allo scopo di ottenere uno standard di analisi delle informazioni raccolte, gli scienziati hanno messo a punto un nomogramma, cioè un grafico in cui è riportata la dimensione dell’organo (flaccido, in stretching e in erezione) in funzione del percentile di appartenenza. 

“Le persone”, “tendono a sottostimarsi o sovrastimarsi”. Io consiglio sempre di non stare a misurarsi l’organo ma di chiedere alla controparte se è soddisfatta. Ma mi rendo conto che essere adolescenti rappresenta un momento difficile.

I risultati di questa completa disamina  rassicurano  la stragrande maggioranza  degli uomini sul fatto di essere perfettamente in linea con i dati esposti e che la dimensione del proprio pene sia perfettamente “normale”. 

Le dimensioni sono risultate abbastanza omogenee, pochi escono da questi standard. Facendo un esempio un pene in erezione lungo 16 centimetri cade nel 95 percentile, il che significa  che solo cinque uomini su cento avranno un organo di dimensione maggiore. Analogamente , al lato opposto lo studio ha dimostrato che  per organi di dimensione inferiore a 10 centimetri la percentuale e analogamente bassa. In questo campo non si può assolutamente affermare che grande sia meglio e piccolo peggio. Le possibilità di intervenire in questo ambito ci sono.

Lo studio ha permesso di evidenziare che la credenza popolare di una correlazione tra caratteristiche fisiche e dimensioni del pene è sbagliata. I  luoghi comuni estremamente diffusi sia tra gli uomini sia tra le donne solo falsi: non vi sono  correlazioni  tra dimensioni del pene e altre caratteristiche fisiche (altezza, indice di massa corporea, dimensione dei piedi).

Lo studio non ha evidenziato  collegamenti tra dimensioni dell’organo e gruppo etnico di appartenenza,  ma gli autori  specificano che la maggior parte dei dati analizzati erano relativi a uomini di razza caucasica. Quindi come personale conclusione i dati sono meglio  applicabili alla popolazione europea stanziale.

Dr. Andrea Fandella
Consultant Urologia Rizzola di San Donà di Piave Ve,Villa Berica Vicenza, Villa Maria Padova , Hesperia Modena

L’Igiene dell’apparato genitale dell’UOMO

Oggigiorno l’uomo è sempre    più attento all’igiene dei  genitali ,  per motivi di salute  e  nella prevenzione di  irritazioni o di  infezioni dell’apparato sessuale, ma in questo campo nuovo per noi maschi,  è possibile commettere degli errori.

L’uomo è meno abituato a usare prodotti specifici per il suo corpo e spesso arriva a usare prodotti che trova “a portata di mano”,  spesso quelli usati dalla sua compagna. Questa situazione se occasionale può essere innocua, ma se ripetuta nel tempo può portare a irritazione del sistema genitale maschile. È noto infatti che il pH del sistema genitale maschile è diverso da quello femminile.

I principali detergenti femminili devono essere acidi per preservare la naturale acidità dell’habitat vaginale, con un pH intorno  a 4,5.

I  prodotti acidi quando utilizzati nel sesso maschile possono causare prurito, bruciore, arrossamento con gonfiore del prepuzio o del glande.  I  detergenti  o i saponi femminili con pH acido possono contenere tensioattivi che danneggiano il normale strato protettivo della pelle dei genitali maschili, in questa evenienza  la perdita della normale barriera cutanea, apre la porta all’ingresso di germi, con   l’ insorgenza di processi patologici di tipo infettivo.

Attenzione comunque a utilizzare , d’altro verso,  detergenti troppo alcalini , un  pH eccessivamente alcalino come in certi bagnoschiuma insieme all’azione di tensioattivi aggressivi,  può causare danni erosivi alle mucose lubrificate dei  genitali dell’uomo  creando un ambiente ideale per l’insorgenza di dermatiti o il rischio di malattie a trasmissione sessuale.

Come procedere alla pulizia delle parti intime del maschio?

L’uomo   deve seguire alcune semplici regole:

  1. avere una cura costante delle sue parti intime, lavandosi i genitali almeno due volte al giorno e dopo ogni rapporto sessuale; purificare il prepuzio (pelle che avvolge il glande coprendolo come un cappuccio) eliminando il sebo prodotto naturalmente dal corpo, sollevando il glande per essere sicuro di rimuovere bene le secrezioni che si raccolgono nel solco balano-prepuziale, l’area subito sotto al glande.
  2. lavarsi completamente: oltre al pene. Bisogna curare anche la pulizia dello scroto (la borsa della pelle che contiene i testicoli), puliamo bene questa parte producendo molta schiuma poiché l’area, ricca di peli e ghiandole sebacee, è soggetta a sudore e odori forti.
  3. necessario è lavare a fondo le parti anale e peri-anale. Anche  questa zona ricca di peli e di ghiandole pilifere e sebacee, è spesso soggetta a sudorazione maleodorante. È sufficiente lavare le parti intime bi-quotidianamente e asciugarle correttamente poiché l’umidità è un ambiente perfetto per la proliferazione dei batteri.
  4. utilizzare detergenti specifici, delicati, clinicamente testati per garantire la massima tollerabilità e a pH neutro o leggermente acido (5.5)
  5. usare il preservativo per evitare malattie a trasmissione sessuale: è da indossare dall’inizio alla fine del rapporto e da non dimenticare mai in caso di rapporti anali, anche se si è monogami, perché nel retto c’è una flora microbica estremamente abbondante
  6. controllare i genitali: l’uomo può approfittare della detersione quotidiana dei genitali per controllare pene e testicoli e rivolgersi allo specialista quando rilevasse alterazioni o modificazioni che potrebbero essere la spia di   patologie.

CONCLUSIONI

Una corretta igiene intima riconosce come momento fondamentale la detersione; questa non può prescindere dalla conoscenza della fisiologia dell’apparato genitale esterno nei due sessi. Il rispetto del pH delle mucose genitali è fondamentale , sono da preferire prodotti detergenti specifici destinati ad ognuno dei due sessi .

Necessario considerare i prodotti con pH neutro o debolmente acido. Sul mercato sono disponibili varie formule e componenti per una  normale pulizia quotidiana  o  specifici  negli stati irritativi, ad esempio l’aloe vera  ha un effetto calmante e  l’argento colloidale ha una naturale attività antivirale. Una maggiore attenzione all’uso di prodotti specifici e la corretta igiene dei genitali deve essere prestata particolarmente da  soggetti con patologie che possono favorire l’insorgenza di irritazioni o infezioni locali come i  diabetici  o i pazienti immunodepressi, i convalescenti e negli stati  post-operatori.